Bruce Lee era un plagiatore?

Dedicato a tutti i Plagiatori e Millantatori...

Tradotto da Storti Enrico

Da Was Bruce Lee a Plagiarist? di James Bishop, Ph.D., January 3, 2023 in     http://www.passminds.com/2023/01/03/was-bruce-lee-a-plagiarist/

Come molti di voi sanno, da tempo sto facendo ricerca  sugli scritti attribuiti a Bruce Lee. Mi sono ritagliato un’area di specializzazione nell’identificare le fonti non attribuite di quegli scritti. Sebbene la maggior parte di questi esempi non siano stati pubblicati da Bruce Lee durante la sua vita, nel corso della mia ricerca ho identificato numerosi casi in cui lo stesso Bruce Lee ha pubblicato e/o presentato materiale di altri autori rivendicando il merito del materiale o omettendo di citare le loro vere fonti.

Ai fini di chiarire bene il campo , mi affido alla definizione di plagio dell’Università di Oxford:

“Il plagio è presentare il lavoro o le idee di qualcun altro come proprie, con o senza il loro consenso, incorporandole nel proprio lavoro senza pieno riconoscimento. Tutto il materiale pubblicato e non pubblicato, sia esso in forma manoscritta, stampata o elettronica, è coperto da questa definizione. Il plagio può essere intenzionale o incauto o non intenzionale”. (Università di Oxford, 2023)

Non ci sono dubbi: Bruce Lee era un plagiatore. Non traggo soddisfazione dal dirlo, ma è comunque vero. Desiderare che fosse diverso non cambierà le cose.

Oggi ho avuto una discussione piuttosto tesa con Steve Kerridge, uno dei migliori storici di Bruce Lee al mondo e qualcuno per il quale ho un grande rispetto, sul fatto che Bruce Lee fosse un plagiatore. Steve assume la posizione che Bruce Lee avrebbe preso in prestito da altri, ma non dovrebbe essere definito un plagiatore.  La mia posizione è che Bruce Lee si è chiaramente preso il merito delle idee e del testo letterale di altre persone e l’etichetta “plagio” è inevitabile quando le prove sono ineccepibilmente chiare.

Attualmente sto raccogliendo ricerche per un testo accademico sui plagi di Bruce Lee. Fino a quando non verrà pubblicato, non rilascerò la totalità delle mie scoperte. Ma poiché c’è una certa riluttanza da parte di alcuni fan di Bruce Lee ad accettare l’idea che lo stesso Bruce Lee possa essere colpevole di plagio, ora vi mostrerò quattro esempi di Bruce Lee che plagia intenzionalmente durante la sua vita. Questa è una piccola parte delle prove che ora ho. Ma a questo punto voglio almeno fornire un po’ di prove per dimostrare la mia affermazione che Bruce Lee era colpevole di “presentare il lavoro o le idee di qualcun altro come proprie” e “incorporarle nel suo lavoro senza pieno riconoscimento [agli autori originali]”.

Nel leggere quanto segue si deve tener presente che questi sono solo alcuni esempi della mia ricerca. Ci sono molti altri esempi da rivelare, inclusi altri esempi di plagio dalle opere di Bruce Lee menzionate di seguito.

Esempio uno: Saggio universitario “Un momento di comprensione”(A Moment of Understanding).

Quello che segue è un saggio che Bruce Lee scrisse per il suo corso di inglese da matricola all’Università di Washington a Seattle nel 1961. Lo intitolò “A Moment of Understanding”.

Il mio istruttore di allora, il professor Yip Man, capo della scuola di Wing Chun gung fu, venne da me e disse: “Leung, rilassati e calma la tua mente. Dimentica te stesso e segui il movimento dell’avversario. Lascia che la tua mente, la realtà di base, faccia la contro-mossa senza alcuna interferenza deliberativa. Soprattutto, impara l’arte del distacco.”

“Era così!” Ho pensato. “Devo rilassarmi!” Tuttavia, in quel momento avevo appena fatto qualcosa che contraddiceva la mia volontà. Ciò è avvenuto nel momento preciso in cui ho detto: “Devo rilassarmi”. La richiesta di sforzo nel dover, era già incoerente con la mancanza di sforzo nel rilassamento.

Quando la acutezza della mia autocoscienza è cresciuta fino a raggiungere quello che gli psicologi chiamano di tipologia “doppio legame”, il mio istruttore si avvicinò di nuovo a me e disse: “Leung, preservati seguendo le curve naturali delle cose e non interferire. Ricordati di non affermarti mai contro la natura; non essere mai in opposizione frontale a nessun problema, ma controllalo oscillando con esso. Non allenarti questa settimana. Vai a casa e pensaci».

La settimana dopo rimasi a casa. Dopo aver trascorso molte ore meditando e praticando, mi sono arreso e sono andato a navigare da solo su una giunca. In mare ho pensato a tutti i miei allenamenti passati e mi sono arrabbiato con me stesso e ho preso a pugni l’acqua! Proprio allora, in quel momento, un pensiero mi colpì all’improvviso; non era quest’acqua l’essenza stessa del gung fu? L’ho colpita ma non ha subito danni. Ancora una volta l’ho colpita con tutta la mia forza, ma non è stato ferita! Ho quindi provato a coglierne una manciata ma questo si è rivelato impossibile. Questa era l’acqua, la sostanza più morbida del mondo, che poteva essere contenuta nel vaso più piccolo, sembrava solo debole. In realtà, avrebbe potuto penetrare nella sostanza più dura del mondo. Era così! Volevo essere come la natura dell’acqua.

All’improvviso un uccello volò e gettò il suo riflesso sull’acqua. Proprio in quel momento, mentre ero assorbito dalla lezione dell’acqua, mi si rivelò un altro senso mistico di significato nascosto; i pensieri e le emozioni che ho avuto davanti a un avversario non dovrebbero passare come il riflesso dell’uccello che vola sull’acqua? Questo era esattamente ciò che il professor Yip intendeva per essere distaccato: non essere privo di emozioni o sentimenti, ma essere uno in cui i sentimenti non erano appiccicosi o bloccati. Quindi per controllarmi devo prima accettarmi andando con e non contro la mia natura. (Lee, 1975, pp. 38-39)

Confronta questi passaggi con quelli di D.T. Suzuki e Alan Watts:

Da Buddismo Zen: Scritti selezionati di D.T. Suzuki (From Zen Buddhism: Selected Writings of D. T. Suzuki):

Devi seguire il movimento della spada nelle mani del nemico, lasciando la tua mente libera di fare la propria contro-mossa senza che tu interferisca deliberatamente. Ti muovi mentre si muove l’avversario, e questo si tradurrà nella sua stessa sconfitta. (Suzuki, 1956, pag. 291)

(Vorrei sottolineare che ho scoperto l’esempio di plagio di cui sopra mentre scrivevo questo post sul blog)

E, ora, da This Is It:

L’apparente moltiplicazione dei disturbi psicologici nella nostra cultura tecnologica è forse dovuta al fatto che sempre più individui si trovano intrappolati in queste situazioni ringhiose che l’antropologo psichiatrico Gregory Bateson ha chiamato il tipo “doppio legame”, in cui l’individuo è obbligato a prendere una decisione che allo stesso tempo non può o non deve prendere. È chiamato, in altre parole, a fare qualcosa di contraddittorio, e questo di solito rientra nella sfera dell’autocontrollo, il tipo di contraddizione sintetizzato nel titolo di un noto libro, You Must Relax (devi rilassarti). C’è bisogno di dire che la richiesta di impegno nel “dover” è incoerente con la richiesta di assenza di sforzo nel “rilassamento”? (Watt, 1960 p. 62-63)

Per mantenere il controllo dobbiamo imparare nuove reazioni, proprio come nell’arte del judo bisogna imparare a non resistere a una caduta o a un attacco ma a controllarlo oscillando con esso. Ora il judo è un’applicazione nella lotta della filosofia zen e del wu-wei taoista, del non affermarsi contro la natura, del non essere in opposizione frontale alla direzione delle cose. L’obiettivo dello stile di vita Zen è l’esperienza del risveglio o illuminazione (insight, dovremmo dire nel gergo psicologico corrente), in cui l’uomo sfugge alla paralisi, al doppio legame, in cui il dualismo: idea di autocontrollo e l’autocoscienza lo coinvolge. In questa esperienza l’uomo supera il suo sentimento di divisione o separazione, non solo da se stesso come sé superiore che controlla contro il sé inferiore controllato, ma anche dall’universo totale di altre persone e cose. (Watt, 1960, p. 67)

Questo è ciò che lo Zen intende per essere distaccato: non essere privo di emozione o sentimento, ma essere uno in cui il sentimento non è appiccicoso o bloccato, e attraverso il quale le esperienze del mondo passano come i riflessi di uccelli che volano sull’acqua. Sebbene possegga una completa libertà interiore, non è, come il libertino, in rivolta contro gli standard sociali, né, come il presuntuoso, che cerca di giustificarsi. È tutto d’un pezzo con se stesso e con il mondo naturale, e in sua presenza, senti che senza sforzo o artificio è completamente “tutto qui” – sicuro di sé senza la minima traccia di aggressività. (Watt, 1960, p. 68)

Bruce Lee sapeva chiaramente quando ha presentato questo documento al suo insegnante che stava commettendo un plagio. Nel libro Bruce Lee: The Man Only I Knew, la sua vedova Linda Lee ha intervistato la sua professoressa di inglese, Margaret Walters. Secondo la professoressa Walters:

“All’epoca parlava un buon inglese, ma scrivere temi del genere che gli insegnanti assegnano non è facile per gli studenti che provengono da un’altro retroterra. Semplicemente non è immediato per loro. E così ho più o meno lasciato che Bruce scrivesse quello che voleva quel primo trimestre. Aveva una certa nostalgia di casa, quindi ho ricevuto queste descrizioni di Hong Kong. Sono abbastanza sicura che alcune delle cose che mi ha dato come temi dovevano essere traduzioni di poesie cinesi che aveva studiato, letto o memorizzato in passato. E, infatti, una volta l’ho accusato di averlo fatto e lui ha riso. Non lo ammetteva, ma non lo negava nemmeno”. (Lee, 1975, p. 53).

  • Questo è importante per due ragioni. In primo luogo, la professoressa Walters lo accusò apertamente di aver plagiato i suoi temi. Ciò significa che ha avuto una discussione con lui su cosa costituisse plagio. Perciò non può affermare, almeno da quel momento in avanti, di ignorare le sue azioni o di non sapere cosa costituisse plagio.
  • In secondo luogo, e forse la cosa più importante, non ha negato di aver commesso un plagio. La sua riluttanza a dire inequivocabilmente di non aver plagiato, anche ridendoci sopra, suggerisce che fosse pienamente consapevole di ciò che aveva fatto e stesse giocando al gatto col topo con la sua professoressa. Dalla lettura della sua dichiarazione, si potrebbe presumere che la stesse implicitamente sfidando a identificare le sue fonti.

Cosa c’è di peggio in questo esempio? Quando rimuovi gli esempi di plagio da questo saggio, rimane ben poco. Ciò che resta – l’affermazione sulla natura dell’acqua – è essa stessa parafrasata dagli insegnamenti taoisti, quindi è improbabile che sia stata una sorta di epifania. La conclusione da trarre da questi plagi è che questa storia – quella che i fan hanno creduto a lungo sulla vita di Bruce Lee [della meditazione sulla giunca] – non ha potuto accadere. Era una storia inventata.

Esempio due: “The Tao of Gung Fu: A Study of the Way of the Chinese Martial Art”

Nel 1967, Bruce Lee pubblicò un opuscolo di 13 pagine con un saggio che si presumeva fosse stato scritto da lui. Chiamato The Tao of Gung Fu: A Study of the Way of the Chinese Martial Art (Il Tao del Gung Fu: uno studio sulla via dell’arte marziale cinese), il saggio era stato precedentemente pubblicato nel 1963 e si credeva che fosse stato redatto nel 1962. Il saggio conteneva il seguente passaggio:

La parola Tao non ha un esatto equivalente nella lingua inglese. Renderlo nella Via, o nel “principio” o nella “legge”, significa dargli un’interpretazione troppo ristretta. (Lee, 1967, p. 1)

Ora confronta con Le opere di Lao Tzyy: verità e natura (The Works of Lao Tzyy: Truth and Nature):

La parola cinese “Daw” o “Tao” usata in questo libro non ha un esatto equivalente in lingua inglese. … Renderlo in “Via” o “Principio” o “ragione” significa dargli un’interpretazione troppo restrittiva. Il presente traduttore ha scelto la parola “Verità” come suo sostituto. (Cheng-Lin, 1949, p. 5)

Ciò che è interessante di questo saggio è che Bruce Lee in realtà tenta di citare fonti al suo interno, ma altre fonti non le riconosce. Rende chiaro che capisce e gli è stato insegnato di fornire citazioni per materiale esterno, ma lo fa solo quando sembra adatto a lui.

[il Traduttore: il seguente confronto che indica una altro plagio è stato segnalato da George Tsimpinoudakis ed inserito come tutte le immagini per questa versione tradotta dell’articolo]

Bruce Lee 1963, courtesy of George Tsimpinoudakis
Cai Longyun 1950, courtesy of George Tsimpinoudakis
Bruce Lee 1963, courtesy of George Tsimpinoudakis
Cai Longyun 1950, courtesy of George Tsimpinoudakis

Esempio Tre: “Liberate Yourself from Classical Karate”

Liberate Yourself from Classical Karate” (Liberati dal Karate Classico) era un saggio che Bruce Lee pubblicò nell’edizione di settembre 1971 di Black Belt Magazine. È probabilmente il più famoso dei suoi scritti pubblicati durante la sua vita, eppure non è immune dal problema del plagio. Infatti in questo saggio ho trovato idee prese in prestito senza attribuzione da più fonti, ti darò un esempio delle mie scoperte.

Nel saggio, Bruce Lee scrive:

Sebbene il JKD utilizzi tutti i modi e i mezzi per servire il suo fine (dopotutto, l’efficienza è tutto ciò che fa punteggio), non è vincolato da nessuno ed è quindi libero. In altre parole, il JKD possiede tutto, ma di per sé non è posseduto da nulla. (Lee, 1971, p. 27)

Questo passaggio è plagiato da Zen Comes West (lo Zen arriva in occidente):

La Scuola del Buddismo Zen può essere vista come parte della scuola Mahayana o interamente a sé stante. Usa tutte le scritture e non è vincolata da nessuna, e allo stesso modo usa qualsiasi tecnica o mezzo (upaya) che serva al suo fine, che è quello di risvegliare la mente del discepolo alla propria illuminazione. (Humphreys, 1960, p. 21)

Il mio amico e collega, autore e storico spagnolo di Bruce Lee, Marcos Ocana, crede di aver identificato fino a un terzo dei contenuti di questo saggio come plagio. Anche se non ho ancora trovato molto, non sarei sorpreso.

Esempio quattro:“1972 Letter to John” (Lettera a John del 1972)

L’ultimo esempio con cui vi lascerò è uno degli ultimi casi che ho trovato, e questo era in una lettera a qualcuno di nome John. Scritta intorno all’estate del 1972, include quanto segue:

Vedi, John, quando avremo l’opportunità di allenarci, vedrai che il tuo modo di pensare non è assolutamente uguale al mio. L’arte, in fondo, è un mezzo per acquisire la libertà “personale”. La tua strada non è la mia, né la mia la tua. Quindi, che possiamo stare insieme o meno, ricorda bene che l’arte “VIVE” dove c’è la libertà assoluta. Con tutto l’allenamento gettato nel nulla, con una mente (se esiste una tale sostanza verbale) perfettamente inconsapevole del proprio funzionamento, con il “sé” che svanisce [nel] nulla, l’arte del JKD raggiunge la sua perfezione. (Lee, 1998, p. 167)

Ora confrontalo con questo testo tratto da Zen and Japanese Culture (Zen e cultura giapponese):

L’arte vive dove c’è la libertà assoluta, perché dove non c’è non può esserci creatività. Libertà e creatività e mio e tu sono sinonimi. (Suzuki, 1960, pag. 144)

E

Si può dire che la mente non sa dove si trova. Quando questo è realizzato, con tutto l’addestramento gettato al vento, con una mente perfettamente inconsapevole del proprio funzionamento, con l’io che svanisce da nessuna parte, l’arte della spada raggiunge la sua perfezione, e colui che la possiede è chiamato meijin ( “genio”). (Suzuki, 1960, pag. 153)

Dallo scorrere della scrittura è molto chiaro che una persona ragionevole arriverebbe alla conclusione che questa lettera scritta a mano rappresenta le parole di Bruce Lee. In effetti, questa è chiaramente l’intenzione di Bruce Lee, perché in nessun momento Bruce Lee indica a John che sta citando gli scritti di un’altra persona.

Le lettere di Lee venivano spesso plagiate; amava dare ad amici e studenti pezzi di illuminata saggezza, tuttavia di solito non era lui il saggio. Infatti, se iniziava una frase con “Ricorda, amico mio…” c’era una buona probabilità che ciò che seguiva fosse un plagio.

Anche questo è importante perché esemplifica uno schema comune nei plagi di Bruce Lee; un modello che negli studi letterari è talvolta indicato come “plagio a mosaico”. Nel plagio a mosaico, il plagio prende parti da diverse fonti per creare un pezzo più grande di opera plagiata. La complessità di questo tipo di plagio rende più difficile credere che non sia stato intenzionale.

Riferimenti Bibliografici

Cheng, L. (1949). The works of Lao Tzyy: Truth and nature. World Encyclopedia Institute.

Humphreys, C. (1960). Zen comes west. George Allen & Unwin, Ltd.

Lee, B. (1967). The Tao of gung fu: A study of the way of the Chinese martial art. Oriental Book Sales.

Lee, B. (1971, September). Liberate yourself from classical karate. Black Belt Magazine, 9(9), pp. 25-27.

Lee, B. (1998). Bruce Lee: Letters of the dragon: An anthology of Bruce Lee’s correspondence with family, friends, and fans 1958-1973 (Vol. 5). Tuttle Publishing.

Lee, L. (1975). Bruce Lee: the man only I knew. Warner Paperback Library.

Suzuki, D. T. (1960). Zen and Japanese culture. Pantheon Books.

Suzuki, D. T., & Barrett, W. (1956). Zen Buddhism: selected writings of DT Suzuki. Anchor Books.

University of Oxford. (2023, January 2). Plagiarism. https://www.ox.ac.uk/students/academic/guidance/skills/plagiarism

Watts, A. (1960). This is it, and other essays on Zen and spiritual experience. Vintage.

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