La Danza dei Quattro Angoli

Questo scritto è tradotto da “Shadows of the Prophet: Martial Arts and Sufi Mysticism” di Douglas S. Farrer e nonostante parli di Silat indonesiano mi è sembrato interessante per un confronto con il Jiazi ed il relativo Simen del Meihuaquan.

This 19th century Batak pustaha or shaman’s manual from Indonesia was examined in 1958 by the pioneering Batak researcher Dr. P. Voorhoeve https://twitter.com/incunabula/status/1035464296338284544

Incoraggiato da Gell (1999: 29–75) a fare diagrammi del silat, ho trovato uno schema nel metodo di passi praticato nella danza dei Quattro Angoli (belebat). I passi nel belebat si conformano al …del simbolo fornito di seguito(Fig. 8.2). Il simbolo è modellato come un quadrato con spirali nei quattro angoli ed al centro di ogni suo lato. Nelle credenze magiche Malesi, la forma del rettangolo, del cerchio, o del quadrato agisce da barriera per contenere o combattere le forze divine o malefiche. Il diagramma seguente proviene da Hong Kong ed è tratto da una mia copia di una traduzione di un manoscritto inedito del Gran Maestro Yip Shui1.

[non ho aggiunto l’immagine che potete consultare nel libro]

Simboli simili si ritrovano anche nelle credenze magiche Cinesi. Per esempio, de Groot [1910] (1969: 1040) dice che la punta e la fine delle spirali significano un fulmine del lampo ed ogni svirgola indica il fragore di un tuono. Fornendo l’esempio disegnato, ho chiesto a Pa ‘Ariffin di questa immagine (Fig. 8.2). In precedenza, durante il lavoro sul campo, ha affermato che il belebat è l’insieme che differenzia coloro che conoscono il silat Melayu, che considera l’originale e l’unico vero silat, da quelli che non lo sanno. La sua risposta alle mie domande è stata: Io ritengo che i cinesi presero ciò da noi… Se tu pensi che esso provenga da Shaolin, sappi che Bodhidarma proveniva da Sumatra o Nusantara. Mi è stato insegnato da due insegnanti, uno di loro è stato il mio defunto padre (che Allah benedica la sua anima). IL LAM-JALALA. Così potente che, se fatto correttamente, le sue conseguenze sono a livello cosmico. UOMO COSMICO!! LAM-JALALA 1, 3, 4, 6, 8 e 9. Il modello di spostamento, come tu lo chiami, è LAM-JALALA 8 . . .potrei parlartene per molti giorni, ma parlarne non serve a nulla, tu devi averne esperienza !!!! (Pa’ Ariffin, via email 23 July 2004).

Yantra o Mandala Indiano

Questo disegno è molto simile a quello documentato e fotografato da Waterson (1990: 95, 120), detto il bindu matoga, e scoperto presso i Toba Batak del Lago Toba, di Sumatra. Waterson indica che: la Danza dei Quattro Angoli ha un disegno con otto punti derivato dai mandala Indiani, che si riscontrano con grande frequenza come un motivo intagliato delle case, rappresentante gli otto punti cardinali e chiamato bindu matoga o “possente punto di forza”(Fig. 97). Questa figura era anche tratteggiata nel terreno durante i riti annuali di rinnovamento, con un uovo posto al centro e attorno al quale i datu o sacerdoti danzavano con i loro bastoni magici. Come conclusione della danza, uno dei danzatori immergeva il suo bastone nell’uovo. Il diagramma stesso serve da microcosmo che potrebbe essere usato simbolicamente nel rituale per distruggere il cosmo per ricrearlo nuovamente, con il “piantare” il bastone del datu, che simboleggia “l’albero della vita” della mitologia Toba (Waterson 1997: 95, citando Tobing 1956: 173). Nella fotografia di Waterson del motivo del possente punto di forza “l’intero disegno è cinto da un Naga o serpente; entrambi sono associati con il mondo sotterraneo” (1997: 95 Fig. 97). Oltre a ciò, un aspetto essenziale di questo disegno sono le linee ininterrotte, mantenute con degli svirgolamenti negli angoli, così ché il complesso è detto essere senza inizio o fine (Waterson 1997: 120 Fig. 115).

Sigillo di Salomone

Waterson suggerisce che questi tipi di disegni “sono a volte considerati come inerentemente potenti e che possono servire come funzione protettiva per gli occupanti” (1997: 120). In una comunicazione personale, Waterson mi disse che il disegno è anche conosciuto dai Karo Batak come Tapak Suleiman (impronta di Salomone), ma perché esso sia chiamato così presso i non musulmani resta un mistero. Ci sono parecchie differenze tra i bindu matoga e i lam jalala, come l’uovo piazzato al centro del primo, e il modo in cui i quattro punti cardinali centrali sono anche connessi da un altro quadrato a forma di diamante, costituendo due quadrati piuttosto che uno. D’altronde , Pa’ Ariffin considera il profeta Salomone (Suleiman) il re dei jinn e la Malesia la terra dei jinn, in quanto si dice che i jinn si fossero stabiliti qui in massa dopo la conquista di Alessandro Magno (Iskander). Simboli simili, come il “Carattere del Sigillo di Salomone” sono conosciuti nell’occultismo e possono essere ritrovati nei sigilli dei Sultani (Shah 1956: 7).

Descrizione della danza

L’inizio della danza è attraverso una corta serie di movimenti dritti di fronte e i passi pesilat verso destra. Ad ogni angolo il pesilat gira sulla pianta di un piede, con l’altro ginocchio sollevato, una mano in basso ed una estesa sopra la testa. I cerchi nel centro delle linee sono eseguiti con il corpo che si gira attraverso rotazioni di 360 gradi, utilizzando la posizione del drago (naga berlaboh), in cui le gambe sono piegate e incrociate in basso, muovendosi in una posizione non incrociata e quindi ritorna nella posizione Naga di fronte alle altre vie. I quattro angoli corrispondono ai quattro elementi tanah (terra), api (fuoco), angin (vento), and air (acqua). Essa è eseguita per le feste dei giardini Reali Malesi da due coppie di danzatori che costituiscono così una quartina, con ogni danzatore che rispecchia o da da ombra la sua controparte. Fino a quattordici persone eseguono la danza, con uno nel mezzo. Rispecchiando, o facendo l’ombra, l’altro è difficile, perché con i giri e le rotazioni nei movimenti l’opponente regolarmente scompare dalla vista. Nella belebat agli studenti si insegna a guardare fuori dall’angolo e sviluppare la loro visione periferica. Essi guardano verso il pavimento e non fissano mai direttamente l’opponente. Questo è un segno distintivo del silat Melayu (vedi Capitolo III). Un idea  sottostante questo sguardo verso il basso è di essere in grado di guardare simultaneamente di fronte, di lato e dietro, un abilità sviluppata per combattere avversari multipli. Guardando in basso consente anche all’esponente del Silat di vedere l’ombra dell’avversario, cosa che è necessaria in quanto si crede che l’ombra sia in grado di scagliare colpi, per causare seri infortuni, anche la morte.

1Questo simbolo è parte delle conoscenze segrete del pugilato della mantide religiosa della famiglia Chow [周家螳螂拳]

Aggiunte

Stella ad otto angoli 八角星, con gli otto trigrammi
Diagramma di Thibault che descrive gli spostamenti nella scherma occidentale

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