Il“Nuovo Wushu” di Ma Liang: Modernizzazione e Militarizzazione delle Arti Marziali Tradizionali

Traduzione di Storti Enrico da Ma Liang’s “New Wushu:” Modernizing and Militarizing the Traditional Chinese Martial Arts di Ben Judkins in

Immagine di pratica di scambi con Armi Corte in Shandong presa da https://www.sohu.com/a/413869839_744628
Introduzione del Traduttore: questo è un articolo molto interessante in cui mi sono imbattuto quando ho iniziato a fare delle ricerche su Ma Liang 马良. Sebbene vi furono molti omonimi altrettanto famosi, a me interessava un certo Ma Liang che spesso ho ritrovato legato ad alcuni episodi molto importanti della storia delle arti marziali Cinesi e su cui è molto difficile reperire informazioni dettagliate, nonostante l’importanza di tali avvenimenti. Dal punto di vista del linguaggio a cui siamo ormai da tempo abituati Nuovo Wushu 新武术 non è molto lontano da Wushu Moderno 现代武术, ma come spiegherà bene questo articolo in realtà si tratta di due evoluzioni molto diverse. Da notare invece come i sistemi di Wushu tradizionale stiano cominciando a proporre sistemi di allenamento e di sparring come quelli proposti da Ma Liang (vedi ad esempio i combattimenti di mazza bang con protezioni).
Ma Liang

Domandando “e se”?

In pochi casi la ricerca è così difficile come nel caso di eventi storici che non sono successi. 
Ciò è specialmente vero per i sociologi che approcciano la questione della teoria della creazione e che testano le ipotesi da un angolatura più empirica e positivista[1].

Inoltre difficile non è la stessa cosa di “impossibile”. Né sono sicuro che possiamo davvero capire perché una serie di eventi è emersa se non affrontiamo la domanda su cosa significassero per gli osservatori in quel momento. Nel bene e nel male, ci sono momenti in cui anche il ricercatore più attento deve entrare nel regno del “controfattuale” [2].

In che modo il mondo delle arti marziali cinesi sarebbe oggi diverso se l’ufficiale militare (e poi governatore dello Shandong) Ma Liang 马良 (?-1947) fosse ricordato come il padre del wushu moderno? In verità, l’intera carriera di Ma sembra essere una serie infinita di “e se?”
Questo specifico scenario non dovrebbe indebitamente pesare sull’immaginazione o tendere alla credulità.

I due volumi sulla pratica di base con calci e pugni del Nuovo Wushu Cinese

Ma Liang fu il creatore di un movimento che è passato con il nome “Nuove Arti Marziali Cinesi” o “Nuovo Wushu”. Egli ebbe un impatto nella discussione nazionale di questi sistemi di combattimento  nei primi anni ’20. Infatti, egli arriverà ad essere visto sia a volte come un educatore riformista, sia all’opposto come un semplice dispotico signore della guerra.
E certi aspetti delle sue riforme sono ancora presenti oggi.
Eppure la sua memoria non lo è.
Perché è stato in gran parte cancellato dalla storia politica Cinese?
E come sarebbe l’aspetto delle arti marziali cinesi se esse si fossero sviluppate seguendo le linee che lui aveva proposto?
Questo saggio è il primo contributo di quella che spero sia una serie variegata di sguardi sull’eredità di Ma.

In questo scritto io spero di rivisitare le linee base della vita e della carriera di Ma.
I paragrafi successivi esploreranno specifici eventi così come gli sforzi faziosi per fare includere le arti marziali nei curriculum scolastici. Oltre a ciò, una discussione elementare di questo personaggio largamente dimenticato è necessaria prima di approfondire più dettagliatamente le cose. Alcuni di questi materiali sono stati brevemente toccati in altri posti.

Stanley Henning include una discussione sul “Nuovo Wushu” di Ma nel suo saggio sulla cultura fisica nelle arti marziali nel periodo repubblicano.

Kai Filipiak menziona Ma più brevemente nel suo articolo del 2010 “da guerrieri a sportivi: come le arti marziali tradizionali cinesi adottarono la modernità”, (Journal of Asian Martial Arts, 19:1 30-53).

All’interno di questo libro, gli autori, tra cui William Acevedo, riportano sia il progetto di Ma Liang che le critiche

Forse il contributo più accessibile e dettagliato alla discussione in cui i lettori è probabile che si imbattano è il saggio di William Acevedo nel sempre eccellente blog Zhongguo Wu Xue. Esso riunisce le conclusioni di questi autori e le informazioni provenienti da alcune fonti cinesi aggiuntive. Più interessanti sono tutte le discussioni in cui Ma non compare.

Andrew Morris, in una brillante analisi alternativa delle arti marziali di epoca repubblicana, lo menziona solo di passaggio e solo in relazione al suo ruolo molto limitato nella riforma del movimento del Guoshu. Il progetto Nuovo Wushu di Ma non è mai discusso. In un senso ciò è comprensibile perché Morris era interessato nella storia degli sport nella Cina Repubblicana e Ma intese e promosse le arti marziali in una maniera molto differente. Ma dato l’impatto sullo sviluppo degli scritti successivi di Morris a proposito degli Studi delle arti marziali, il Nuovo Wushu di Ma Liang ha iniziato ad essere trascurato più in generale.

Allo stesso modo Ma riceve anche una breve menzione nel volume completo “Chinese Martial Arts: from Antiquity to the Twenty-First Century (Cambridge UP, 2012)” di Lorge.

Come risultato di questa amnesia collettiva, noi tendiamo ad immaginare la Jingwu ed il Guoshu come i soli e più importanti movimenti di arti marziali nazionali durante questo periodo. Questa focalizzazione binaria ci impedisce di vedere la possibilità che le circostanze storiche siano state leggermente differenti, le arti marziali cinesi potrebbero aver finito di svilupparsi lungo linee molto differenti (e marcatamente più militaristiche). Infatti, il breve successo del Nuovo Wushu di Ma Liang, anche se non immortalato nei film di Bruce Lee (come la Jingwu), o ricordato con nostalgia dai moderni Studiosi Cinesi (come spesso nel caso del Guoshu), prepara la strada nel periodo Repubblicano per altri movimenti di riforma successivi.

L’idea visionaria del Nuovo Wushu della Cina di Ma Liang

Gli ufficiali militari giocarono un ruolo preminente sia nella promozione delle arti marziali sia nello sviluppo del destino politico cinese durante il periodo repubblicano. Al proposito, quando indaghiamo una di queste figure, noi abbiamo due fonti di informazione a cui possiamo rivolgerci. Le memorie spesso nebulose (o proprio agiografiche) di un personaggio quale il generale Li Jinglin all’interno della comunità delle arti marziali possono essere incrementate dalle documentazioni di storia politica generalmente più ricche (e più accurate). Il Comandante Ma, però, è un po’ un eccezione. Non ci sono dubbi che egli fu un personaggio ben conosciuto in vita, la cui notorietà personale faceva sì che il suo nome era riscontrabile frequentemente sia nella stampa in lingua Cinese che in quella straniera. Tuttavia a causa di molteplici errori di valutazione, egli finì per essere marginalizzato nei circoli politici e morì in modo ignomignoso. Ciò probabilmente spiega tanto perché ci sono poche discussioni sulla carriera di Ma e perché molte delle più dettagliate di queste sembrano essere state preservate dai suoi compagni artisti marziali. Pochi dettagli sui primi anni di vita sono stati forniti nella letteratura secondaria. Sembra che ci siano alcuni dubbi su quando Ma sia nato. La data citata più frequentemente è il 1875. Henning preferisce quella appena successiva del 1978, mentre Acevedo pone la sua nascita quasi un intero decennio prima nel 1864.
Anche il primo retroterra marziale è qualcosa di altrettanto misterioso.

Il destino ha voluto che mentre facevo le mie ricerche su Ma Liang, Robert Louie pubblicasse un lignaggio di Luohanquan di Sun Yufeng 孙玉峰 in cui compare anche il nome di Ma Liang ed entrambi sono considerati allievi di un certo Monaco Buddista Yuantong 元通禅师 (Chanshi starebbe per venerabile o reverendo monaco buddista). A conferma del fatto che Ma Liang sarebbe stato in origine un praticante di Shaolin Luohanquan l’articolo 马良希望练武救国,积极推广“中华新武术”,为何却成了汉奸, in https://new.qq.com/rain/a/20211230A02HH900, ed il suo insegnante è indicato in Ping Jingyi 平敬一, che secondo l’articolo sarebbe stato un famoso marzialista di Baoding che praticava Shuaijiao e Shaolin Luohanquan.

In molteplici interviste altri maestri di Kung fu cinesi [per esempio Zhao Daoxin] hanno affermato che egli era introdotto a qualche tipo di “Shaolin” e ciò diventò la base del suo successivo Nuovo Wushu. Sfortunatamente, nella terminologia Repubblicana l’ombrello del termine Shaolin copre molti campi.

Baoding, periodo tra il 1910 ed il 1923, addestramento della fanteria all’assalto con le baionette

William Acevedo riporta che nel 1900-1901 Ma servì come istruttore presso la Scuola di Fanteria di Shanxi e Zhili e che fu durante questo periodo che egli mise insieme il suo primo abbozzo di “esercizi di Ma”. Se vero questo sarebbe uno sviluppo affascinante. Si collocherebbe l’inizio del Nuovo Wushu esattamente nel mezzo della Ribellione dei Boxer, un periodo in cui le arti marziali cinesi (o alcune versioni di essa) stavano entrando nella discussione politica nazionale con conseguenze in definitiva disastrose. Non sarebbe difficile vedere una reazione alla “superstizione dei Boxer” nell’addestramento militare modernizzato, snellito e scientifico sostenuto da Ma in qualità di giovane ufficiale. Inoltre in molti modi la sua visione di ciò che le arti marziali avrebbero potuto portare come segni distintivi di questo primo periodo di nazionalismo radicale. E ancora, la discrepanza decennale sopra menzionata può influire su come noi leggiamo questi eventi.

Copertina di uno dei due volumi del Nuovo Wushu Cinese che riguarda la sezione dell’utilizzo del Bastone

Zhouxiang Lu e Fan Hong, autori di “Sport and Nationalism in China” (Routledge, 2014), invece collocano Ma presso l’accademia Militare di Shanxi agli inizi del 1910 e constatano che ciò fu quando egli iniziò a sviluppare un sistema in quattro batterie di un addestramento di base nelle discipline di pugilato senza armi, Shuaijiao, lancia (presumibilmente utile per la comprensione della baionetta) e spada. O forse questa è una distinzione senza importanza. Gli storici hanno notato che il primo sfogo di massa di nazionalismo Cinese popolare (come il termine è inteso in un moderno senso accademico) eruttò nel 1909-1911 portando alla caduta della dinastia Qing. In un modo o nell’altro, il movimento del Nuovo Wushu era nato dal fuoco combinato del nazionalismo e del militarismo. Ma Liang vide  nelle arti marziali tradizionali un sistema che avrebbe potuto essere usato si per rafforzare fisicamente il popolo Cinese sia un aiuto nella creazione di cittadini soldati più efficienti. Questi obiettivi avrebbe potuto essere realizzata solo se la semplificazione di Ma fosse adottata in scala nazionale.

Nel 1911 egli ed un gruppo di insegnanti di arti marziali in Shandong iniziò a lavorare su un insieme di volumi testuali intitolati Nuovo Wushu. Qualche volta si vede tradotto in Nuove arti marziali cinesi, ma in questo caso io preferisco usare il termine “Wushu”.

Mappa di Jinan nel 1914

Nel suo studio biografico, lo studioso cinese Ma Lian-zhen (South China Normal University) scrive che uno dei maggiori contributi di Ma fu la stabilizzazione e la popolarizzazione del termine “Wushu” nei circoli di arti marziali cinesi. In realtà, le arti marziali cinesi non erano mai state chiamate come un unica cosa (un argomento che ho discusso a lungo altrove) e la scelta dei termini era spesso un po’ politica o ideologica. Non è un caso, per esempio, che i riformatori dell’era Repubblicana scelsero di adottare il termine “Guoshu” , mentre i successivi innovatori Comunisti lo evitarono. Ma Lian-zhen accredita Ma Liang di aver favorito la stabilizzazione del nuovo onnipresente termine “wushu’ nell’era attuale. Ulteriori revisioni ai testi furono intraprese nel 1914, lo stesso anno in cui il programma fu adottato dal centro di Addestramento di Wushu appena creato da Ma a Jinan (la capitale dello Shandong). Ovviamente, un tale movimento non può raggiungere i suoi obiettivi centrali se non viene adottato su scala nazionale. In pochi mesi le organizzazioni di arti marziali in Beijing, Tianjin e Shanghai, avrebbero adottato il programma di Ma. La reputazione di Ma in qualità di innovatore nella riforma dell’educazione civile, così come dell’addestramento militare, iniziò a diffondersi. Il tempismo del movimento del Nuovo Wushu sembrò, all’inizio, essere fortuito.

Durante il periodo degli albori della Repubblica i riformatori che lavorarono per creare approcci innovativi nel settore educativo, in pratica, tendevano a guardare al Giappone ed alla Germania (ampiamente percepiti come modelli ideali di forza, controllo centrale, stati industriali “sviluppati tardivamente”) come guide. Le arti marziali (sotto forma di pratiche quali Kendo, Scherma, Judo e Pugilato) sono state adottate dalle istituzioni educative in entrambe le nazioni con l’obiettivo di produrre studenti forti e facilmente militarizzati. I riformatori dell’educazione in Cina avevano anche discusso in merito alla collocazione delle arti marziali nelle scuole medie e superiori nazionali per ragioni simili. A volte questi dibattiti provenivano da semplici chiacchierate. Nel 1917 la Scuola Normale di Beijing aprì le sue porte. Ci si aspettava che i futuri insegnanti facessero almeno due ore di lezione di Taijiquan alla settimana oltre i loro soggetti accademici. Ci si aspettava che essi diventassero abili a insegnare o a praticare arti marziali a tema come attività extra curriculari. Gli insegnanti erano anche istruiti a includere storie colorite di imprese militari e valore marziale nelle loro lezioni regolari per indottrinare gli studenti con valori marziali (approvati dal governo, Filipiak, 2010). Anche il questi ambienti favorevole, Ma Liang non stette sugli allori. Invece egli egli chiamò i suoi vari collegamenti militari e politici per influenzare la fiducia nel programma del Nuovo Wushu. I suoi sforzi furono ripagati. Nel 1916 il Ministro dell’Educazione inviò un gruppo di ricercatori nella provincia di Shandong per esaminare i risultati e la realizzabilità su larga scala del programma di Ma. L’anno successivo esso fu accettato come addestramento obbligatorio nelle accademie nazionali sia di polizia che militari. L’ultimo gradino fu specialmente critico perché fu necessario reperire istruttori ben addestrati per inserire il programma nelle molte classi cinesi. Nell’ottobre del 1918 il Congresso Nazionale dei Presidi sollecitò tutte le Scuole Secondarie a fare preparativi per includere il programma di addestramento di Ma nel loro curriculum. Questo sforzo fu supportato dalla pubblicazione della bozza finale della serie del Nuovo Wushu Cinese da parte della Tipografia Commerciale di Shanghai. La serie era originalmente prevista contenere otto volumi. Quattro avrebbero coperto l’allenamento di base di pugilato, lotta, scherma e lancia, mentre gli altri quattro avrebbero introdotto applicazioni e materiale più avanzato.

Alcune pagine all’interno di una riedizione del 1949 di uno dei due volumi di base a proposito della lotta (Shuijiao) di Zhonghua Xin Wushu

Sfortunatamente, la seconda serie non fu mai pubblicata e i programmi sono stati fatti con i quattro testi di base. Tuttavia, le pagine introduttive di questi testi furono abbellite con approvazioni e prefazioni di importanti leader politici e intellettuali (Lu ed Hong). I moderni praticanti spesso hanno nozioni eccessivamente romantiche su un “epoca d’oro” passata in cui tutti gli individui Cinesi praticavano o riverivano alcuni aspetti delle arti marziali tradizionali.

Copertina di un numero di Nuova Gioventù

Non è mai stato così. Anche quando l’addestramento nelle arti marziali era considerato necessario, a causa della struttura sociale Confuciana della Cina, esso tese a rimanere un po’ socialmente marginale. L’inserimento riuscito da parte di Ma del programma del Nuovo Wushu all’interno delle riforme educative fu probabilmente il primo momento in cui chiunque si è avvicinato a fare delle arti marziali un aspetto obbligatorio della vita sociale Cinese a livello nazionale. Come ci si poteva aspettare, questa rapida ascesa di visibilità provocò un acuta risposta da altri, più modernisti, riformatori educativi. Ciò divenne più evidente nelle pagine del giornale di sinistra Nuova Gioventù.

Lu Xun

Nel 1918 Lu Xun, un intellettuale e scrittore di primo piano, scatenò un attacco frontale all’idea di collocare nelle scuole il Nuovo Wushu di Ma. Questa posizione fu quindi riecheggiata da Chen Duxiu che esplicitamente collegò la improvvisa mania per il pugilato (più evidente tra il 1911 ed il 1918) con l’ondata di entusiasmo che spazzò il paese nel 1900 portando la nazione in rovina. Tutto ciò fu troppo per Chen Tiensheng, uno dei membri iniziali del movimento Jingwu, che prese in mano la sua penna per difendere le arti marziali in quello che fu probabilmente il singolo dibattito pubblico più celebrato del periodo iniziale della Repubblica. Ogni storico del periodo ha parlato di questo scambio (vedi per esempio le discussioni in Morris oppure in Storia in Tre Chiavi di Cohen). È così noto che non c’è bisogno di ripetere qui il dibattito. Inoltre mentre questo scambio è usualmente strutturato come uno scambio tra riformisti Jingwu della classe media e intellettuali di primo piano della sinistra, ciò che spesso è dimenticato è che era la visione molto più militante di Ma di un Nuovo Wushu nazionale che ispirò la discussione all’inizio.

Lu e Hong constatano che il 6 di aprile del 1919 il Ministro dell’Educazione diramò un rapporto speciale intitolato “Proposta per lo Sviluppo dell’Educazione Fisica”. Richiedeva che il Wushu fosse incluso nel curriculum di tutte le scuole e veniva a dichiarare che si sarebbe dovuto comprendere  “il più fondamentale” aspetto dell’educazione fisica della Cina. Questa fu la più grande vittoria per gli artisti marziali cinesi e mentre altre organizzazioni, come Jingwu, stavano accrescendo la loro propria capacità educativa (vedi Judkins e Nielson 2015), il programma del Nuovo Wushu di Ma era meglio piazzato per trarre vantaggio da questa ventata. Tuttavia, nessuna dichiarazione governativa si impose e il rinnovamento dell’educazione fisica nelle numerose scuole cinesi si rivelò sia costoso che logisticamente difficile. Se non altro, gli istruttori necessitavano di essere formati e bisognava procurare l’equipaggiamento. Perciò quanto lontane erano queste riforme?

Questo non è un soggetto su cui abbiamo dati molto solidi, ma un rapporto del giugno 1924 indica alcuni successi. Esso passava in rivista il curriculum di 40 scuole secondarie e università distribuite attraverso 14 province. Ho riscontrato che il 52.5% di queste istituzioni offriva classi di arti marziali, mentre un addizionale 22.5% le aveva adottate come attività extra curriculari. Ovviamente, ogni campione di questa grandezza equivale a mostrare diversi pregiudizi. Si può sospettare che i ricercatori fossero probabilmente più capaci di ottenere risposte da scuole più grandi e meglio finanziate che daranno state anche più probabilmente di supporto a questi tipi di programmi. Inoltre, è interessante notare che che questo rapporto riscontra che il 75% delle scuole prese in considerazione promossero le arti marziali tradizionali nei loro campus agli inizi degli anni ’20. Il 1919 fu l’apice del Movimento del Nuovo Wushu.

Immagine di una dimostrazione del Movimento del 4 Maggio di cui si parlerà in seguito (1919)

Sfortunatamente, gli eventi politici che avevano spianato la strada per la rapida ascesa del programma giocarono un ruolo nella sua caduta. La sconfitta della Germania nella prima Guerra mondiale provocò ondate d’urto nel sistema politico cinese. Gli educatori iniziarono a rivalutare la loro “eccessiva dipendenza” dal modello tedesco-giapponese e iniziarono a esplorare teorie dell’educazione meno militaristiche che non ponevano le arti marziali al centro dell’educazione fisica. Peggio fu il colpo che fu inferto dai Trattati di Versailles, che formalmente conclusero le ostilità tra le potenze belligeranti. Piuttosto che il ritorno alla Cina dei territori controllati dai Tedeschi (come il governo Cinese prevedeva), queste aree furono invece date in mano ai giapponesi. Proteste pubbliche massicce e boicottaggi economici scoppiarono di fronte a questa decisione, innescando il movimento del Quattro Maggio. Questa girandola di eventi complicò gli sforzi di Ma di promuovere il Nuovo Wushu a vari livelli. Il più ovvio di questi fu personale e professionale.

Xu Shuzheng, capo della Cricca dell’ Anhui. L’ironia della sorte volle che egli fosse ucciso da Zhang Zhijiang, colui che poi diventò direttore dell’istituto Centrale di Guoshu e che prese Ma Liang come direttore del dipartimento Educativo (immagine presa da Wikipedia)

Ma era un seguace di “Hsu il Piccolo” o Hsu Shu-tseng 徐树铮 che assieme ad altri signori della guerra del Nord, finirono per essere beneficiari del nuovo status giapponese della regione. Infatti, i giornali riportarono di alcuni discorsi pubblici di Ma Liang di quell’epoca che portano a sospettare che egli potesse essere stato genuinamente disilluso dal fallimento della Cina nel costituire uno stato forte e che fosse diventato in qualche modo filo-giapponese (“Effusions of Ma Liang.” The Peking Leader. September 11, 1919. page 6). Come ufficiale militare, Ma fu incaricato di mantenere l’ordine sociale e di rafforzare il coprifuoco nel capoluogo ed altre parti dello Shandong. A conti fatti i suoi sforzi furono un fallimento catastrofico. Egli tentò attivamente di affrontare un pubblico che era furioso per le mosse giapponesi nella regione. Ma Liang ordinò personalmente la tortura e l’esecuzione di tre capi del boicottaggio anti giapponese (che egli vide come una minaccia per l’ordine sociale). Quando ciò non calmò la situazione, egli inviò un contingente dei suoi uomini alla locale università e prese gli studenti in ostaggio per dare loro una lezione sul comportamento corretto e li minacciò con le sue truppe dalle grandi lame se essi non si fossero allineati.

Anche in un periodo caratterizzato da violenza ed eccessi, i fallimenti di Ma si sono distinti e si sono guadagnati aspri rimproveri non solo da giornali di sinistra, ma anche da altri signori della guerra. Nel tempo, le scelte sbagliate e i fallimenti politici di Ma minarono la sua amata agenda di arti marziali. Ma nel breve periodo questa notorietà potrebbe aver funzionato a suo vantaggio. Quando la notizia della sollevazione nello Shandong si diffuse, la stampa estera iniziò a pubblicare articoli e profili su Ma. Durante la ricerca di materiale di base sulla sua carriera da ufficiale, due cose sono emerse. In primo luogo, la sua etnia musulmana e, in secondo luogo, la sua serie di libri appena pubblicata a quell’epoca sul pugilato cinese (“The Modern Boxers of Shantung”, The North China Herald. 16 agosto 1919. pagina 401).

Squadre armate di Dadao nel 1933

Anche i suoi critici furono costretti ad ammettere che le truppe di Ma sembravano eccezionalmente ben addestrate e condizionate[3]. Questo è stato spesso addotto come prova della fattibilità dei suoi metodi di allenamento. Ma divenne così uno dei primi nomi ad essere ampiamente associato alla riforma delle arti marziali tradizionali al di fuori della Cina. Il generale sembra abbia lavorato per promuovere questa fama durante i primi anni ’20. Divenne noto per le sue sontuose dimostrazioni di arti marziali che venivano utilizzate per intrattenere ospiti, giornalisti, dignitari politici e persino ufficiali militari stranieri. Un lungo resoconto di uno di questi eventi (discusso qui) è stato persino diffuso in inglese attraverso un ufficio di pubbliche relazioni. Successivamente è stato ripreso e distribuito da numerosi giornali internazionali. In effetti, Ma sembrava essere profondamente consapevole del valore delle arti marziali cinesi come strumento di diplomazia pubblica globale, soprattutto se poteva sostenere che erano o più antiche o superiori alle pratiche giapponesi che sembravano attirare così tanta ammirazione nell’ovest.

Foto della cerimonia di premiazione del primo Guokao in cui si vede chiaramente Ma Liang

Ma Lian-zhen ha notato che uno dei più grandi successi di Ma Liang è stata l’organizzazione del primo enorme torneo nazionale di arti marziali tenutosi durante il periodo repubblicano. L’ “incontro Nationale di Arti Martiali” del 1923 fu organizzato vicino alla porta occidentale a Shanghai.[4] Rapporti d’epoca suggeriscono che potrebbe aver attirato fino a mille partecipanti e ottenuto un’ampia copertura sulla stampa. I resoconti dell’evento sono circolati anche su giornali in lingua inglese. Questo evento ha stabilito gli standard e le aspettative che hanno ispirato i successivi, e molto meglio ricordati, “Esami nazionali di arti marziali”. La seconda metà degli anni ’20 fu un periodo di ritiro per le arti marziali cinesi a livello nazionale. Come sottolinea Henning, questa è stata un’epoca in cui il “Movimento della Nuova Cultura” ha dominato il dibattito pubblico. Ha cercato modi per modernizzare e occidentalizzare la società cinese. Mentre il Nuovo Wushu di Ma si è distinto per i suoi tentativi di semplificare e razionalizzare le arti marziali cinesi (tanto da guadagnarsi l’ira di molti tradizionalisti), sembrava ancora fuori passo con i valori progressisti dell’epoca. La delegittimazione del militarismo educativo in seguito alla sconfitta della Germania in Europa e le numerose ferite politiche autoinflitte di Ma, si sono combinate per rendere il suo programma Nuovo Wushu più famigerato che famoso.

Entro la metà degli anni ’20 sembra essere completamente uscito dalla discussione pubblica sull’educazione fisica o sulle arti marziali. Tuttavia, Ma Liang non era altro che un combattente. Ha continuato a cercare opportunità per intromettersi nel discorso nazionale. La sua fama personale ha assicurato che non fosse difficile ottenere il suo nome sui giornali. Ma portare avanti in modo sostanziale la sua agenda durante la seconda metà degli anni ’20 si rivelò più difficile.

1928, Foto di gruppo dell’intero Istituto Centrale di Guoshu

Nel 1928, in seguito al successo della Spedizione del Nord, Ma chiese al KMT il permesso di far ripartire il suo programma su scala nazionale. I resoconti della stampa indicano che chiese di poter aprire accademie di Wushu in tutte le principali città della Cina (vedi North China Herald, 8 settembre 1928, pagina 408). Tale approvazione non sembra essere arrivata in quanto i suoi piani si sarebbero scontrati con il movimento Guoshu del KMT. In effetti, Ma fu invitato a far parte del personale della nuova organizzazione nel 1928 come “esperto di educazione” e tenne discorsi occasionali a sostegno dell’allenamento delle arti marziali. Eppure, in generale, divenne una figura marginale nel principale movimento di arti marziali della nuova era[5].

Anni ’30, allenamento di Wushu dell’esercito

L’incidente del Mukden (1931) sembra aver dato nuova vita sia agli sforzi di Ma, sia all’entusiasmo della nazione per l’allenamento delle arti marziali più in generale. L’istituzione di un regime fantoccio giapponese in Manciuria nel 1932 scatenò un’ondata di nazionalismo che avvantaggiò i sostenitori dell’approccio più tradizionale dell'”Essenza Nazionale” nei loro dibattiti con il Movimento della Nuova Cultura. Gli eventi politici nella Cina settentrionale sembravano rafforzare la loro argomentazione secondo cui le riforme liberali dell’educazione fisica erano fallite e la nazione aveva un disperato bisogno di soldati più forti. In quanto tali, le arti marziali tradizionali dovevano essere riconsiderate come base del curriculum nazionale di educazione fisica. Sfruttando questa tendenza, Ma ha provato qualcosa di nuovo.

Combattimento di armi corte durante l’ Esame Nazionale di Guoshu del 1928

Nel 1933 divenne più esplicito nel suo sostegno all’Istituto Centrale di Gusohu. Allo stesso tempo, ha proposto la creazione di una rete massiccia (e accuratamente organizzata) di squadre Dadao civili che alla fine gli sarebbero state fedeli. In effetti, quando si osservano alcuni di questi movimenti nazionali di arti marziali del periodo, può essere difficile vedere dove finisce l’allenamento marziale e inizia la rete di patrocinio politico. Purtroppo la sua storia non è finita bene.

L’avanzata giapponese in tutta la Cina continuò negli anni ’30, nonostante la crescente popolarità del dadao. Catturarono Jinan nel 1937 e Ma si arrese. L’anno successivo provocò indignazione in tutta la Cina (e denunce da parte dei suoi compagni musulmani) quando accettò il ruolo di governatore nel governo fantoccio giapponese. Ad essere onesti, date le sue famose dichiarazioni filo-giapponesi risalenti a quasi due decenni fa, non sono sicuro di quante persone siano state effettivamente “stupite” dalla sua decisione di collaborare. Nel 1939 Ma fu destituito dall’incarico. Dopo la fine della seconda guerra mondiale l’ormai anziano Ma fu arrestato dal KMT e imprigionato. Si ammalò e morì in attesa del processo.

Conclusione

Da destra Zhang Zhijiang e Ma Liang arbitri ad una competizione del 1933

Se un tema ha dominato la nostra rassegna sulla carriera di Ma Liang, è il peso opprimente delle contingenze politiche. È troppo facile incolpare del fallimento del movimento New Wushu i fallimenti personali o politici di Ma. Eppure le linee generali di questa storia sono state davvero stabilite da eventi politici globali che erano al di là della portata del controllo di qualsiasi individuo. In effetti, i destini ciclici degli imperi tedesco e giapponese sembrano aver avuto un impatto smisurato sui dibattiti politici e sociali che hanno determinato sia il posto delle arti marziali tradizionali cinesi nella riforma educativa dell’era repubblicana, sia il carattere generale di tali pratiche che è emerso. Semplicemente non ci fu possibilità di sfuggire alle contingenze. Se la Germania avesse avuto successo sui campi di battaglia della Francia, è del tutto probabile che una visione altamente militarizzata del Nuovo Wushu avrebbe giocato un ruolo nelle scuole cinesi molto simile alle arti del Budo del Kendo e del Judo nell’educazione giapponese. Ciò avrebbe probabilmente alterato sia la popolarità delle arti marziali cinesi, sia il modo in cui sarebbero state socialmente costruite per decenni dopo la fine della prima guerra mondiale. Tuttavia, con la sconfitta della Germania, l’associazione Jingwu, aggressivamente urbana e della classe media, ha avuto un impulso nel suo sforzo di ricostruire le arti marziali come un aspetto della “cultura atletica” del paese alla pari con attività come il basket e il tennis. Quando tracciamo la storia delle arti marziali cinesi, ciò che vediamo è un diagramma di scelta individuale e contingenza sociale che assomiglia a un vasto albero ramificato. La carriera di Ma ci ricorda che l’attuale configurazione delle arti marziali cinesi non era inevitabile. Non rappresenta tutto ciò che le arti marziali cinesi avrebbero potuto diventare, né tutto il potenziale che rimane nascosto al loro interno. Man mano che le circostanze sociali cambiano in futuro, cambieranno anche queste pratiche. La carriera di Ma è anche un prezioso promemoria del fatto che anche i percorsi non presi possono avere un impatto importante su ciò che sperimentiamo ora. Sebbene il suo Nuovo Wushu non abbia mai realmente raggiunto i suoi obiettivi centrali, ha contribuito a spianare la strada ai più influenti movimenti Jingwu e Guoshu. Ma ha fatto molto per elevare il profilo degli artisti marziali musulmani cinesi e i suoi programmi di allenamento hanno contribuito a dare alle arti marziali repubblicane forse il loro simbolo più iconico, il Dadao. Ma Lian-zhen potrebbe anche avere ragione nella sua affermazione che ogni volta che senti il termine “wushu” pronunciato in un contesto moderno, stai sperimentando un’eco della sua riforma. Il passato, a quanto pare, è sempre con noi.

Note del Traduttore

[1] i due termini, empirico e positivista, non sono esattamente sovrapponibili “L’empirismo è la tesi che la conoscenza proviene dall’esperienza. Il positivismo logico è la tesi secondo cui il significato di una frase è l’insieme di condizioni in base alle quali è possibile verificare che quella frase sia vera. … Tutti i positivisti logici sono empiristi, ma non tutti gli empiristi sono positivisti logici.”

[2] “Controfattuale s. m.), in logica e filosofia della scienza, enunciato condizionale (corrispondente a quello che in grammatica è detto periodo ipotetico dell’irrealtà) la cui protasi enuncia un’ipotesi contraria a quanto è realmente accaduto,//controfattuale m e f sing (pl.: controfattuali)”
“che non si è verificato di fatto, che viene solo ipotizzato o immaginato
(filosofia) implicazione controfattuale, in logica proposizione ipotetica in cui l’antecedente è falso e quindi la conseguenza è ipoteticamente vera anche se non è realizzata”

[3] i risultati del primo Guokao del 1928 confermarono il fatto che il suo programma di addestramento preparava atleti eccellenti, infatti molti atleti a lui vicini si piazzarono nelle primissime posizioni. Come contraltare, gli altri atleti che si piazzarono tra i primi appartenevano alla fazione di Sun Lutang.

[4] sto cercando informazioni su questo evento e sull’associazione che lo promosse. L’evento dovrebbe essersi chiamato Giochi Sportivi Nazionali di Arti Marziali di Shanghai 上海全国武术运动会 e la data che ho trovato differisce da quella citata nell’articolo (aprile 1924 anziche 1923). L’associazione invece si chiamava Zhonghua Wushu Hui 中华武术会.

[5] io non condivido appieno questa interpretazione. Se pure si scelse un nome differente da quello voluto da Ma Liang, è evidente che l’impostazione dei primi esami nazionali di Guoshu ricalcava le categorie create da Ma per il suo programma. Non solo, il ruolo che Ma Liang ricoperse nell’Istituto Centrale di Guoshu fu molto importante, sia perchè segnò una sua vittoria contro la fazione di Sun Lutang, sia perchè gli venne riconosciuto il ruolo di Direttore del Dipartimento dell’Educazione, cioè proprio il dipartimento che doveva sviluppare le abilità pratiche degli studenti dell’Istituto.

Bibliografia

William Acevedo. 2015. “Ma Liang – Chinese Martial Arts Modernizer, Warlord and Traitor.” https://zhongguowuxue.wordpress.com/2015/08/30/ma-liang-chinese-martial-arts-modernizer-warlord-and-traitor/

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Stanley Henning. 2003. “The Martial Arts in Chinese Physical Culture, 1865-1965.” in Thomas A. Green and Joseph R. Svinth (eds.) Martial Arts in the Modern World. Westport, Connecticut: Praeger. 13-36.

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